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Il possibile addio al marchio Energy Star e l’impatto sull’efficienza energetica

Domenica, 22 Giugno 2025
Tempo di lettura: 3 min
Etiqueta Energy Star
Immagine: Freepik.es

Da oltre trent’anni, il marchio blu Energy Star guida milioni di consumatori verso elettrodomestici più efficienti, sostenibili ed economici. È diventato un punto di riferimento affidabile non solo negli Stati Uniti, ma anche a livello internazionale, per chi desidera ridurre i consumi energetici domestici senza rinunciare alle prestazioni. Tuttavia, questa era di efficienza garantita da una certificazione chiara e sostenuta dall’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) potrebbe giungere al termine. Il governo statunitense ha annunciato l’intenzione di eliminare il programma, generando un acceso dibattito sulle conseguenze ambientali ed economiche.

Energy Star è nato nel 1992 sotto l’amministrazione del presidente George H. W. Bush come risposta innovativa al crescente spreco energetico. L’idea era semplice ma efficace: certificare i prodotti, dagli elettrodomestici agli edifici, che superavano gli standard minimi di efficienza energetica. Nel tempo, il marchio è diventato un vero e proprio “sigillo verde” ampiamente riconosciuto.

I risultati parlano chiaro. Dalla sua creazione, Energy Star avrebbe contribuito a risparmiare oltre 500 miliardi di dollari in bollette energetiche ed evitato l’emissione di circa 4 miliardi di tonnellate metriche di gas serra. Negli ultimi anni, i risparmi annuali si sono attestati tra i 40 e i 100 miliardi di dollari. Ogni dollaro investito ha generato benefici compresi tra 230 e 350 dollari, rendendo il programma uno dei più efficienti in termini di ritorno economico.

Nonostante questi successi, il futuro di Energy Star è incerto. Nell’ambito di una più ampia riorganizzazione dell’EPA, è stata proposta la sua eliminazione come parte di un processo di deregolamentazione amministrativa. Le motivazioni ufficiali parlano di efficienza operativa, ma numerosi esperti e organizzazioni ambientaliste ritengono che la decisione favorisca interessi industriali a discapito della tutela ambientale.

Le possibili conseguenze sono molteplici. Per i consumatori, significherebbe perdere un riferimento chiaro nella scelta di prodotti efficienti. Senza Energy Star, sarà necessario analizzare specifiche tecniche complesse, rendendo più difficile orientarsi in un mercato già affollato.

Secondo le stime, l’impatto economico sulle famiglie sarebbe diretto. Una famiglia media potrebbe perdere tra 450 e 500 dollari di risparmio annuo, una cifra rilevante in un contesto di aumento dei costi energetici e inflazione.

Il danno maggiore potrebbe però riguardare l’ambiente. Energy Star ha favorito l’innovazione tecnologica, accelerando la diffusione di pompe di calore, frigoriferi intelligenti, illuminazione LED e sistemi HVAC a basse emissioni. La sua scomparsa rischia di ridurre gli incentivi all’innovazione.

Questa scelta mette inoltre in discussione gli impegni climatici degli Stati Uniti. La fine del programma potrebbe aumentare le emissioni nette di CO₂ proprio quando la comunità internazionale chiede sforzi maggiori contro il cambiamento climatico.

La decisione ha suscitato reazioni politiche significative. Legislatori di entrambi i partiti hanno espresso preoccupazione, ricordando che Energy Star è sostenuto dalla legge sulla politica energetica del 2005. Il senatore democratico Ruben Gallego ha definito la misura sbagliata e controproducente, mentre oltre venti senatori hanno chiesto formalmente di mantenere il programma.

Anche industria e commercio hanno reagito. Aziende come Bosch e Carrier hanno avvertito delle conseguenze negative per consumatori e settore tecnologico. Esperti legali segnalano possibili conflitti con le clausole anti-regressione, con il rischio di contenziosi costosi.

Il futuro immediato del marchio resta incerto. Si ipotizza un passaggio al Dipartimento dell’Energia (DOE), ma l’opzione è ancora in discussione. Altre certificazioni, come LEED, non offrono lo stesso livello di riconoscibilità o supporto tecnico indipendente. Inoltre, molti incentivi fiscali federali dipendono attualmente dalla certificazione Energy Star.

Per chi punta su una casa sostenibile, questo scenario rappresenta una sfida importante. Senza Energy Star, i consumatori dovranno informarsi meglio e confrontare attentamente i consumi reali degli elettrodomestici, rallentando l’adozione di soluzioni ecologiche accessibili.

Tuttavia, si apre anche un’opportunità. I marchi più responsabili potrebbero sviluppare standard propri e rafforzare la fiducia dei consumatori attraverso certificazioni trasparenti. Il mercato può adattarsi, ma sarà fondamentale una guida istituzionale forte e una cittadinanza ben informata.

In conclusione, la possibile eliminazione di Energy Star segna un punto di svolta nella politica energetica e ambientale degli Stati Uniti. Le sue conseguenze andranno ben oltre la scomparsa di un semplice marchio, influenzando scelte di consumo, innovazione tecnologica ed efficienza domestica, oltre all’impegno collettivo verso la sostenibilità.