Google investe nella fusione nucleare per decarbonizzare i propri data center
Google ha compiuto un passo importante verso la decarbonizzazione firmando un accordo con Commonwealth Fusion Systems (CFS) per acquisire 200 MW di energia da fusione nucleare, in una strategia volta a ridurre le emissioni delle sue operazioni ad alta intensità energetica. Questa iniziativa arriva in un contesto in cui la rapida crescita dell’intelligenza artificiale e dei data center ha sollevato preoccupazioni globali per l’impronta climatica, soprattutto dopo l’accensione di Colossus, il supercomputer di Elon Musk a Memphis.
Colossus: un esempio che mette in guardia sull’impronta di carbonio digitale
Colossus, installato a Memphis da xAI, è uno dei supercomputer più potenti al mondo, progettato per addestrare modelli avanzati di IA su larga scala. Il suo consumo energetico stimato è misurato in gigawatt-ora e ha generato un intenso dibattito sull’impatto ambientale dell’IA e dell’infrastruttura tecnologica che la supporta.
Critici ed esperti ambientali avvertono che se l’energia di queste mega-strutture proviene da fonti fossili, si rischia di annullare gli sforzi globali di mitigazione dei cambiamenti climatici, mentre settori come trasporti e costruzioni stanno riducendo le emissioni.
La situazione di Colossus funge da allarme precoce sull’urgenza di garantire che la prossima generazione di data center, IA e supercomputing utilizzi energie veramente pulite e sostenibili.
Google mira a evitare questo scenario con energia da fusione
Google ha rafforzato la sua strategia verso zero emissioni nette entro il 2030. Questa decisione rientra nel suo impegno a raggiungere il net‑zero entro il 2030 di fronte a una domanda energetica in rapida crescita. I suoi data center, alimentati da IA e carichi di calcolo intensivi, hanno consumato oltre 30 milioni di MWh nel 2024, quasi il doppio rispetto al 2020. Sebbene le emissioni dirette siano diminuite, le emissioni assolute continuano a crescere, rendendo urgente diversificare ulteriormente le fonti di energia pulita.
Dettagli dell’accordo con CFS
- Google ha firmato un contratto di acquisto anticipato (offtake agreement) per 200 MW di energia da fusione nucleare dal primo reattore commerciale di CFS in Virginia, USA.
- L’azienda ha effettuato un secondo investimento di capitale in CFS, rafforzando il suo sostegno finanziario allo sviluppo della tecnologia.
- L’accordo include opzioni per acquisire energia da futuri siti ARC, rendendo Google un partner strategico a lungo termine.
La tecnologia dietro CFS: SPARC e ARC
CFS sviluppa una linea di reattori a fusione basati sul design tokamak, includendo un prototipo chiamato SPARC, che utilizza magneti superconduttori ad alta temperatura per confinare il plasma a oltre 100 milioni di °C. L’obiettivo è ottenere una produzione netta di energia (net‑energy positive) entro il 2027. Successivamente, prevedono di costruire ARC, un reattore fino a 400 MW operativo nei primi anni del 2030, gran parte del quale è già riservata a Google.
Partnership parallele: TAE Technologies
Google non supporta solo CFS, ma è anche investitore dal 2015 in TAE Technologies, un’altra startup di fusione con approccio differente (configurazione field-reversed). Grazie alla collaborazione in IA, incluso lo sviluppo dell’“algorithm Optometrist” per migliorare il controllo del plasma, Google ha aiutato TAE a progredire nella tecnologia attraverso simulazioni di machine learning e analisi di grandi volumi di dati.
Motivazioni chiave alla base della scommessa di Google
- Domanda energetica insaziabile dell’IA: la rapida crescita dell’uso dell’IA prevede che i data center consumeranno migliaia di TWh entro il 2035. Fonti continue e pulite come la fusione sono fondamentali per soddisfare questa domanda senza compromettere il clima.
- Segnale di mercato: acquistando energia non ancora generata, Google invia un forte messaggio all’industria: la fusione è un investimento serio, in grado di catalizzare ulteriori finanziamenti e accelerare la costruzione di infrastrutture.
- Diversificazione energetica: Google ha già firmato oltre 170 accordi con fonti pulite (solare, eolico, geotermico, SMR, ecc.) e aggiungere la fusione rafforza il suo portafoglio di energia pulita e stabile.
Sfide tecnologiche e di scalabilità
Nonostante l’ottimismo, la fusione affronta ancora sfide significative:
- Ingegneria complessa: mantenere reazioni sostenute e controllate, gestire il trizio e i danni da radiazioni rimane un ostacolo tecnico.
- Costi incerti: le prime centrali saranno estremamente costose e richiederanno ottimizzazione dell’efficienza operativa per competere con le energie rinnovabili e altre tecnologie pulite.
- Tempi stretti: prototipi come SPARC potrebbero dimostrare la fattibilità entro il 2027 e ARC potrebbe operare tra il 2030 e il 2032, ma la commercializzazione di massa potrebbe slittare a metà decade o oltre.
Ruolo delle politiche pubbliche
La regolamentazione avrà un ruolo centrale. Negli USA, normative federali recenti classificano i reattori sperimentali come motori a particelle, accelerando le autorizzazioni. Tuttavia, la costruzione effettiva richiederà cooperazioni intergovernative e permessi locali solidi.
Impatto potenziale sulla sostenibilità e sul clima
Se avrà successo, l’investimento di Google potrebbe sbloccare:
- Energia praticamente illimitata, pulita e sicura: senza emissioni dirette di carbonio e con rischi significativamente inferiori rispetto alla fissione convenzionale.
- Decarbonizzazione energetica profonda: consentire alle grandi industrie tecnologiche di rispettare i propri impegni climatici oltre il 2030.
- Effetto a catena: altri settori potrebbero seguire l’esempio, accelerando la transizione globale verso fonti energetiche più resilienti ed ecologiche.
Prospettive future
- Google mantiene l’obiettivo di ridurre del 50 % le emissioni rispetto al 2019 entro il 2030. Anche se la fusione non sarà completamente operativa, questo investimento sostiene la transizione energetica post-2030.
- Altre grandi aziende tecnologiche stanno adottando iniziative simili: Microsoft ha firmato con Helion Energy dal 2023 e altre stanno investendo in Helion o TAE.
- Il settore privato ha già raccolto oltre 8–10 miliardi di USD per finanziare startup di fusione, guidato dalla domanda tecnologica, dall’urgenza climatica e dal potenziale disruptive di questa fonte energetica.
Conclusione
La recente alleanza tra Google e Commonwealth Fusion Systems segna una svolta nella storia della fusione nucleare. È un passo strategico per la decarbonizzazione e una scommessa audace su una fonte di energia che, se commercializzata, potrebbe cambiare il paradigma energetico globale. Nonostante le sfide tecniche, finanziarie e regolatorie, il messaggio è chiaro: la fusione esce dal laboratorio e diventa un elemento chiave della transizione energetica del XXI secolo.



