Microrganismi scoperti nei tunnel di lava del Tajogaite: una scoperta che cambia ciò che sappiamo sulla vita dopo un’eruzione vulcanica
L’eruzione del vulcano Tajogaite, sull’isola di La Palma nelle Canarie, nel 2021 ha trasformato radicalmente il paesaggio, ricoprendo case, strade e terreni agricoli con enormi colate di lava. Dopo la catastrofe, l’area sembrava completamente priva di vita e nessuno avrebbe immaginato che la natura potesse iniziare a rigenerarsi in così poco tempo.
A distanza di pochi anni, però, un gruppo internazionale di ricercatori ha individuato le prime comunità di microrganismi nei tunnel di lava formatisi durante l’eruzione. La scoperta rappresenta un importante passo avanti nello studio della rigenerazione degli ecosistemi vulcanici e offre nuovi spunti per la ricerca di possibili forme di vita su Marte.
Un ecosistema nascosto sotto la lava
I tunnel di lava si formano quando la parte esterna di una colata vulcanica si raffredda e si solidifica, mentre il magma continua a scorrere all’interno. Quando il flusso termina, rimangono grandi cavità sotterranee capaci di conservare per anni calore, umidità, minerali e gas vulcanici.
I tunnel creati dall’eruzione del Tajogaite costituiscono oggi uno degli ecosistemi sotterranei più giovani mai studiati sulla Terra. Al momento dei primi campionamenti avevano soltanto tra i 12 e i 24 mesi di vita, offrendo agli scienziati l’opportunità di osservare le primissime fasi della colonizzazione biologica.
Sebbene il paesaggio esterno appaia completamente sterile, all’interno delle cavità le condizioni sono molto più favorevoli. Umidità, temperatura relativamente stabile e abbondanza di minerali rendono questi ambienti ideali per alcune specie di microrganismi estremofili.
Una ricerca svolta in condizioni estreme
Il team internazionale ha effettuato diverse campagne di campionamento tra il 2023 e il 2024 per analizzare questi nuovi ambienti vulcanici.
Le condizioni operative erano particolarmente difficili. In alcune zone dei tunnel la temperatura dell’aria raggiungeva ancora 60 °C, mentre la superficie delle rocce superava i 90 °C, rendendo necessario adottare rigorose misure di sicurezza.
Nonostante le difficoltà, gli studiosi sono riusciti a identificare numerose comunità microbiche già perfettamente adattate all’ambiente vulcanico.
I primi colonizzatori del nuovo ambiente
Le forme di vita individuate non sono animali né piante, ma batteri e archei microscopici.
Tra i principali gruppi identificati figurano i batteri Actinomycetota, Bacillota e Pseudomonadota, oltre agli archei appartenenti al gruppo Methanobacteriota.
Questi organismi possiedono una straordinaria capacità di sopravvivere in ambienti caratterizzati da temperature elevate, scarsità di nutrienti e condizioni chimiche estreme.
La loro presenza dimostra che la colonizzazione biologica di un ambiente vulcanico inizia molto prima della comparsa di vegetazione o di organismi visibili.
Come arrivano i microrganismi nei tunnel di lava?
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’origine di queste comunità microbiche.
Secondo i ricercatori, alcuni microrganismi potrebbero essere stati trasportati dal vento sotto forma di polveri, spore o aerosol microscopici.
Altri potrebbero invece essere arrivati grazie agli animali che frequentano gli ingressi dei tunnel.
Durante le spedizioni del 2024 gli studiosi hanno osservato guano fresco di uccelli, piume, materiali utilizzati per i nidi e ragnatele vicino agli accessi delle cavità.
Questi elementi rappresentano una delle prime fonti di sostanza organica disponibili in un ambiente ancora privo di suolo e vegetazione, fornendo le risorse necessarie per favorire l’insediamento dei microrganismi.
Sopravvivere richiede adattamento
Lo studio evidenzia anche che raggiungere un tunnel di lava non è sufficiente per sopravvivere.
Temperatura, umidità, composizione minerale, ventilazione, salinità e presenza di gas vulcanici selezionano naturalmente le specie capaci di adattarsi.
Le comunità microbiche evolvono quindi continuamente seguendo i cambiamenti dell’ambiente vulcanico.
I microrganismi stanno già modificando la roccia
Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca è che questi organismi non vivono semplicemente sulla superficie delle rocce.
Gli studiosi hanno osservato la formazione di biofilm, sottili strati costituiti da milioni di microrganismi che aderiscono direttamente alla roccia vulcanica.
Questi biofilm risultano associati a minerali ricchi di solfati e carbonati di sodio, segno che sono già in corso importanti interazioni chimiche tra gli organismi viventi e il substrato roccioso.
Con il passare del tempo tali processi favoriscono la degradazione dei minerali e rappresentano il primo passo verso la formazione di un terreno fertile.
Un modello naturale per studiare Marte
Oltre alla sua importanza per la geologia e la microbiologia, questa scoperta riveste un ruolo fondamentale anche per l’astrobiologia.
Anche su Marte sono presenti numerosi tunnel di lava, considerati da tempo tra i luoghi più promettenti dove cercare eventuali tracce di vita passata o presente.
Mentre la superficie del pianeta rosso è esposta a intense radiazioni, temperature estreme e un’atmosfera molto rarefatta, gli ambienti sotterranei potrebbero offrire condizioni decisamente più favorevoli alla sopravvivenza di microrganismi.
La scoperta del Tajogaite non dimostra naturalmente che esista vita su Marte, ma fornisce agli scienziati un modello reale per comprendere come organismi microscopici possano adattarsi ad ambienti vulcanici sotterranei simili.
Queste informazioni saranno preziose per pianificare le future missioni spaziali dedicate alla ricerca di possibili firme biologiche sul pianeta rosso.
Le ricerche continueranno
Gli studiosi continueranno a monitorare l’evoluzione di queste comunità microbiche nei prossimi anni per comprendere meglio il loro ruolo nella ricostruzione degli ecosistemi dopo un’eruzione vulcanica.
Parallelamente verrà valutata la possibilità che alcuni di questi microrganismi producano composti bioattivi con potenziali applicazioni in medicina, biotecnologia e industria.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Microbiome, dimostra che anche dopo uno degli eventi naturali più distruttivi la vita ricomincia a svilupparsi sorprendentemente in fretta. Sotto la lava solidificata del Tajogaite, milioni di organismi invisibili stanno già contribuendo alla rinascita dell’ecosistema, offrendo agli scienziati nuove informazioni sulla straordinaria capacità della vita di adattarsi agli ambienti più estremi della Terra e, forse, anche di altri pianeti.



