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Incendi del 2025: distrutte vaste aree naturali protette in Spagna

Sabato, 27 Dicembre 2025
Tempo di lettura: 3 min
Ola de incendios en agosto 2025

L’estate del 2025 sarà ricordata come una delle più nere della storia ambientale della Spagna. Nel solo mese di agosto, un’ondata di incendi boschivi senza precedenti ha devastato oltre 360.000 ettari su tutto il territorio nazionale, di cui circa 160.000 situati in aree naturali protette. Questi dati rappresentano la peggiore distruzione ambientale degli ultimi decenni, colpendo territori inclusi nella Rete Natura 2000, riserve della biosfera e parchi naturali di inestimabile valore ecologico.

Gli incendi non hanno lasciato soltanto paesaggi carbonizzati: hanno messo a rischio la sopravvivenza di specie minacciate, compromesso servizi ecosistemici fondamentali e mostrato tutta la vulnerabilità della Spagna di fronte agli effetti del cambiamento climatico.

L’estensione della distruzione ambientale

Le immagini satellitari confermano la portata del disastro. In poche settimane, gli incendi hanno distrutto oltre 360.000 ettari, un’area superiore a più della metà della Comunità di Madrid. Il dato di 160.000 ettari bruciati in aree protette è particolarmente allarmante, poiché interessa zone cruciali per la biodiversità e la regolazione climatica.

Tra gli habitat più colpiti figurano foreste di querce e faggi, zone umide montane, pascoli d’alta quota e ambienti fluviali. In queste aree vivono oltre 395 specie classificate come minacciate o vulnerabili, tra cui il gallo cedrone cantabrico, la cicogna nera, l’orso bruno iberico, il lupo iberico e numerose specie di anfibi e rettili estremamente sensibili alla perdita di habitat.

I danni ambientali non si limitano alla perdita di vegetazione. Gli incendi alterano la struttura del suolo, favoriscono l’erosione, contaminano i fiumi con le ceneri e aumentano il rischio di desertificazione in vaste aree della penisola. Il recupero di questi ecosistemi richiederà decenni e, in alcuni casi, potrebbe risultare impossibile senza interventi urgenti di ripristino.

I fattori che spiegano la violenza degli incendi

Gli esperti concordano sul fatto che questi incendi non siano stati “normali”. Diverse condizioni si sono combinate dando origine a una tempesta perfetta:

  • Ondate di calore estreme: nel mese di agosto si sono registrate temperature superiori ai 44 °C in diverse province, con notti tropicali che hanno impedito il recupero di umidità della vegetazione.

  • Siccità prolungata: mesi di deficit idrico hanno reso boschi e macchia estremamente secchi, trasformandoli in combustibile ideale.

  • Venti intensi: raffiche superiori ai 60 km/h hanno favorito la rapida propagazione delle fiamme.

  • Accumulo di biomassa: l’abbandono delle aree rurali ha favorito l’accumulo di vegetazione, aumentando l’intensità degli incendi.

A tutto ciò si aggiunge il cambiamento climatico, che moltiplica la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, dando origine a incendi più lunghi, più aggressivi e più difficili da domare.

Risposta del governo e risorse mobilitate

La gravità della crisi ha costretto il governo a mettere in campo un dispositivo di emergenza senza precedenti. Durante le settimane più critiche hanno operato contemporaneamente:

  • 56 mezzi aerei, tra aerei ed elicotteri.

  • 11 brigate elitrasportate, con circa 600 vigili del fuoco forestali altamente specializzati.

  • Quattro squadre di prevenzione integrata dedicate al rafforzamento dei tagliafuoco.

  • Sette unità di analisi e pianificazione con informazioni in tempo reale.

  • Il supporto dei vigili del fuoco dei parchi nazionali e dell’Unità Militare di Emergenza (UME).

Tra il 2018 e il 2025 il budget per la prevenzione e la lotta agli incendi è aumentato di quasi 50%, raggiungendo 134 milioni di euro. Nonostante ciò, molte voci denunciano risorse ancora insufficienti e una distribuzione territoriale disomogenea.

Ripercussioni sul patrimonio naturale e culturale

Le conseguenze non si limitano alla perdita di superficie forestale. Diversi siti di alto valore culturale e naturale sono stati colpiti:

  • Las Médulas (León), antico complesso minerario romano patrimonio dell’umanità, è stato direttamente minacciato dalle fiamme.

  • Il lago di Sanabria, uno dei più grandi ecosistemi glaciali della penisola iberica, ha subito danni nei bacini di alimentazione.

  • La comarca di Somiedo, habitat fondamentale per l’orso bruno, ha perso ampie aree di pascoli e foreste.

Gli esperti avvertono che gli effetti non terminano con lo spegnimento degli incendi. Processi come la termo-ossidazione e l’infiltrazione di sali possono continuare a deteriorare il suolo e i resti archeologici per anni.

Cosa è in gioco

La perdita di 160.000 ettari di aree protette rappresenta un duro colpo per la biodiversità e per i servizi ecosistemici offerti da questi territori.

L’impatto economico è altrettanto rilevante. Il turismo rurale e naturalistico, essenziale per molte aree interne della Spagna, subirà forti ripercussioni, così come l’agricoltura e la zootecnia di montagna.

Il costo è quindi ecologico, sociale ed economico, con effetti diretti sulla Spagna rurale, già colpita da spopolamento e abbandono.

Un appello a un nuovo modello di gestione

Gli incendi dell’agosto 2025 hanno dimostrato che l’attuale modello di prevenzione ed estinzione non è sufficiente. Sempre più voci chiedono un patto di Stato contro gli incendi e il cambiamento climatico, che includa:

  • Politiche attive di gestione forestale sostenibile.

  • Maggiore investimento nella prevenzione.

  • Programmi di ripristino ecologico a lungo termine.

  • Coordinamento reale tra le amministrazioni.

  • Educazione ambientale per ridurre gli incendi di origine umana.

La società spagnola si trova ora davanti a una sfida cruciale: imparare a convivere con un clima sempre più estremo e proteggere il proprio patrimonio naturale con una visione di lungo periodo.